mercoledì 18 novembre 2015

PRATICARE DALL'INTERNO ALL'ESTERNO



Sarebbe una gran cosa provare a praticare la pace invece di predicarla.
Ognuno nel suo piccolo raggio d'azione. A partire dal proprio interno, che è il luogo dove originano i conflitti. A seguire con le persone a noi vicino e con quelle con le quali entriamo in contatto.

In alcuni momenti difficili, davanti ad eventi drammatici di grande portata, quando avverto l'impotenza della mia esiguità, mi sovviene alla mente una frase del Dalai Lama che amo molto:

Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, prova a dormire con una zanzara.

Aggiungo questo video "illuminante":

L'uomo ha bisogno per prima cosa di conoscere se stesso.
-- C.G. Jung




mercoledì 28 ottobre 2015

NIDI D'AFFETTO, BASI SICURE

Alice Vacondio, Nidi d'affetto, 2014

Quando, in una delle mie ricerche e peregrinazioni in rete, mi sono imbattuta nelle fotografie di questa ragazza poco più che diciottenne, sono rimasta folgorata dalla loro potenza simbolica e comunicativa, oltre che dalla loro poesia. 
La delicatezza e la semplicità (ben lontana dalla banalità) di queste immagini sono espressione di contenuti profondi che lasciano sorgere innumerevoli riflessioni, confermando come semplicità e complessità siano da sempre intrinsecamente connesse e sottolineando, ancora una volta, come le immagini possano veicolare contenuti che richiederebbero l'ausilio di innumerevoli parole.

L'autrice, Alice Vacondio, studentessa del liceo artistico Chierici di Reggio Emilia, è la vincitrice, con il suo progetto "Nidi d'affetto", del Premio per la fotografia Davide Vignali 2015, il concorso fotografico e video aperto agli studenti del quinto anno delle scuole superiori dell'Emilia-Romagna, promosso da fondazione Fotografia e Istituto d'Arte Venturi di Modena, in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.
Concorso ideato dai genitori del ragazzo al quale è intitolato, dagli insegnanti e dai compagni dell'Istituto d'Arte Venturi che intendono così ricordarlo, data la sua prematura scomparsa.

 Dal blog di Alice cito:

"NIDO, la parola nido principalmente è una parola semplice , di solo due
sillabe , di piccola lunghezza , sembrerebbe quasi una parola
insignificante , ma a volte senza che la gente se ne accorga sono
proprio queste parole a dare spessore alla nostra vita. ..."


Alice Vacondio, Nidi d'affetto, 2014

Aggiungo due citazioni per me molto calzanti in proposito:

“In realtà alla resa dei conti, non esiste sforzo più valido e meritevole di quello orientato a prevenire e a ridurre la sofferenza umana. Cambiamenti sociali ed economici a parte, il sistema migliore di conseguire l’obiettivo non è forse quello di offrire ai bambini un’infanzia serena? e come si può essere sicuri di realizzarlo se non dando loro comprensione e sicurezza, famiglie libere da tensioni, con possibilità di crescere e di dispiegare a pieno le proprie capacità?...(...)

L'ambizione fondamentale dell'uomo contemporaneo è quella di essere ragionevolmente felice e di avere la capacità e la propensione a creare un clima favorevole per se stesso e per gli altri.
In questo senso la famiglia svolge un ruolo preminente.”


-- Samuel R.Slavson,1958


Alice Vacondio, Nidi d'affetto, 2014


La caratteristica più importante dell’essere genitori? Fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato. In sostanza questo ruolo consiste nell’essere disponibili, pronti a rispondere quando chiamati in causa, per incoraggiare a dare assistenza, ma intervenendo attivamente solo quando è chiaramente necessario. 

-- John Bowlby – Una base sicura, 1988


Referenze:





mercoledì 14 ottobre 2015

ALLENTARE LA PRESA, LASCIARE ANDARE, LASCIAR CADERE...


“GARDENS”,  exhibition of Shinichi Maruyama  showed at Bruce Silverstein Gallery (www.brucesilverstein.com)

Nel libro Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta, romanzo geniale di Robert M. Pirsig che racconta di un viaggio reale e metaforico dell'autore con suo figlio, viene citata la pratica della vecchia trappola indiana per scimmie.
Essa "consiste in una noce di cocco svuotata e legata a uno steccato con una catena. La noce di cocco contiene del riso che si può prendere infilando la mano in un buco. L'apertura è grande quanto basta perché entri la mano della scimmia, ma è troppo piccola perché ne esca il suo pugno pieno di riso. La scimmia infila la mano e si ritrova intrappolata - esclusivamente a causa della rigidità dei suoi valori. Non riesce a cambiare il valore del riso. Non riesce a vedere che la libertà senza riso vale più della cattura con".
Proprio non le riesce di comprendere che ciò che fino a quel momento le è stato utile, il riso, ora le sarà fatale: il cacciatore potrà catturarla senza alcuna fatica e sarà la fine.

Ma se per una scimmia non è possibile comprendere questo, lo è per un essere umano.
E' possibile, se lo vuole (davvero, nel suo profondo), rinunciare all'abitudine mentale, al comportamento standardizzato, in favore di un comportamento che tenga conto di variabili importanti, come la cattura a causa del riso.

Shiniki Maruyama in "Kusho"

Certo, è faticoso. Emotivamente impegnativo. Doloroso.
A volte richiede anche il coraggio di chiedere un aiuto esterno,
 un sostegno.

Giungere ad allentare la presa.
Lasciar cadere. 
Lasciar andare.
Il nostro riso.

Water sculpture by Shiniki Maruyama

Il nostro riso: 
  • preoccupazioni
  • vecchi risentimenti 
  • antiche ferite
  • convinzioni cristallizzate
  • sensi di colpa
  • opinioni 
  • aspettative 
  • situazioni
  • persone
  • dipendenze 
  • limitazioni
Ci aggrappiamo disperatamente a qualcosa/qualcuno che diventa invece fonte di dolore, di blocco evolutivo, di impedimento al vivere con pienezza e con serenità.
Perché molto spesso ci viene più spontaneo attribuire a cause esterne, come la "trappola", la causa del nostro dolore, piuttosto che riconoscere che la vera origine della nostra sofferenza risiede in noi, nella nostra scelta di non mollare il riso.
Scegliamo di non lasciarlo andare. Tenacemente. E soffriamo.

Pensiamo che potremmo perdere qualcosa.
Dimenticando che lasciando andare potremmo liberare le nostre mani per accogliere qualcos'altro. 
Qualcosa di nuovo.
Ma il nuovo spaventa. Anche se può essere buono. Perché è il "non conosciuto".
Spaventa così tanto da tenerci ancorati al vecchio, pur se doloroso.


Ci vuole una gran forza a lasciar cadere.
E' la stessa forza che richiede l'accettazione. Il non opporsi.
E lasciar cadere nell'accettazione della realtà definisce la differenza tra l'esser vittime e l'essere consapevolmente attivi nella scelta di continuare a vivere.

Lasciar cadere è un atto di fiducia nei confronti di noi stessi e della nostra esistenza.




L'accettazione è il primo passo per superare una delusione. Il dolore nasce sempre dal desiderio che le cose siano diverse da come sono.

                                                                                       Swami Kriyananda
    

Lasciate cadere ciò che vuole cadere; se lo trattenete vi trascinerà con sé.

                                                                       C.G. Jung, Liber Novus, Il libro rosso, pag. 245





Le immagini sono dell'artista giapponese, trapiantato a New York, Shiniki Maruyama.
Egli fa della fotografia un'arte quasi pittorica immortalando getti di colore o di liquidi.
Nello specifico di "Kusho", una collezione di 23 scatti, egli fissa fotograficamente l'attimo immediatamente precedente in cui getti d'acqua e inchiostro nero si mescolano in soluzioni impreviste e inaspettate, dando luogo a danze liquide che neppure l'artista può immaginare in anticipo.

Qui un suo video:
Qui, sul suo sito le sue sculture d'acqua:

giovedì 10 settembre 2015

Prospettive e trasformazioni


L'arteterapia non è tanto "l'arte" dell'interpretazione, ma piuttosto "l'arte" dell'espressione dei contenuti emotivi e della loro osservazione e comprensione.

Portare questi contenuti fuori di sé, dare loro forma in uno spazio definito che accoglie e contiene, per poterli osservare.
Prendere un po' di distanza per cogliere aspetti, sentimenti, emozioni e vissuto nella loro globalità. Riavvicinarsi per approfondire ciò che serve. per meglio comprendere, e prenderne coscienza. 

Poi ri-allontanarsi e vedere da un'altra angolazione, da un'altra prospettiva.
Guidati e sostenuti dall'arteterapeuta che è "occhio" esterno, che è altro punto di vista, appunto.


Cambiare materiale artistico, ruotare l'elaborato artistico, rielaborarlo, per rendersi conto che cambia l'approccio alla rappresentazione e alla relazione con l'oggetto rappresentato.
Osservare insieme per confrontarsi.

La percezione cambia.

Ecco che succede qualcosa: -- A questo non avevo pensato...-- oppure: -- Beh, stando così le cose...-- e: -- Sì, vista la situazione da questa prospettiva...--.

E' l'apertura. L'apertura alla riflessione, al ribaltamento della prospettiva.
La riconsiderazione degli eventi, la loro messa in discussione, la loro ricollocazione, l'attribuzione di senso, di significato.

Una nuova percezione. Un'emozione. Un nuovo pensiero.
A partire da qui può aver luogo una trasformazione.



Percepire un aspetto nuovo di sé stessi è il primo passo verso il cambiamento del concetto di sé. 
Carl Rogers, Un modo di essere, 1980 

...disporsi attivamente nei confronti della realtà esterna anziché subirne l'assedio, favorisce una condizione potenziale di trasformazione della personalità, implica un'apertura verso ciò che eccede i confini dell'ordinario, del prevedibile. Aldo Carotenuto, Il fondamento della personalità, 2000

mercoledì 2 settembre 2015

SILENZIO, ASSENZA, SCOPERTE
Photo: Monica Denevan






Buonasera.
Torno a scrivere sul blog dopo settimane di assenza e di silenzio.


Settimane di vacanza.
Vacanza: dal lat. vacantia "essere libero", part. pres. di vacare "esser vuoto".

Interruzione delle abitudini, scioglimento dagli impegni e svuotamento di quella pienezza di incontri, suoni, immagini, cose, appuntamenti quotidiani che contraddistingue la nostra moderna esistenza.

Fermarsi diventa necessario, vivificante, catartico.

Fermarsi in silenzio per poter ascoltare.
Coltivare un silenzio che predispone all'ascolto, che consente, come quando eravamo scolari, di prendere appunti e poi di "ripulire" la lavagna per potervi tracciare altri segni, altre formule.

Silenzio e assenza che scandiscono ritmi nelle relazioni e che consentono di ascoltare dentro di noi ciò che gli incontri, le comunicazioni e le informazioni hanno lasciato.
Possibilità di pensare, ragionare, operare connessioni.
Possibilità generata anche dalla distanza, che crea nuove prospettive e nuovi sguardi.

E' così che possiamo scoprire del nuovo, in noi e fuori di noi.

Vi auguro un buon inizio d'autunno e un buon ritorno ai lavori, ma soprattutto vi auguro di poter salvaguardare piccoli momenti sacri tutti per voi, nel silenzio e nella quiete.
Magari con fogli e colori.


E vi lascio un invito modulato dalle parole di Tiziano Terzani.

A presto,

Roberta


"Pensa alle cose che hai dentro, alla forza, alla fantasia, al potenziale di felicità che hai ancora da scoprire solo dando al tutto l'occasione di venir fuori. Quell'occasione bisogna dargliela, perché è triste pensare alla gente che quell'occasione non se l'è mai data e alla fine se ne va credendo di non aver mai potuto essere nient'altro".

Tiziano Terzani
Lettera a Saskia, 19 agosto 1990, Daigo, Giappone

martedì 16 giugno 2015

Arte Clandestina

ADRIAN PACI  Vite in transito - 05 Ottobre 2013 - 06 Gennaio 2014

Sono dei nostri giorni, prima, le immagini strazianti dei corpi sul filo dell’acqua tra le risacche del mare di Lampedusa, corpi di persone partite con la speranza di una vita che hanno invece incontrato il suo esatto contrario,  poi, quelle dolorose dei profughi Siriani accampati sul mezzanino della Stazione Centrale di Milano,  ed ora quelle disperanti dei migranti bloccati a Mentone, al confine con la Francia.

Immagini che provocano emozioni forti, ma anche differenti: compassione, tristezza, smarrimento, paura, repulsione, rabbia, solo per citarne alcune. Spesso sono emozioni che provocano commozione della durata di una sequenza  televisiva, per poi essere respinte  indietro a forza in qualche luogo recondito e poco accessibile della nostra coscienza.
Altre volte il sentimento della solidarietà è così prepotente da spingere individui di buona volontà a dedicare tempo e risorse disponibili ai prossimi in difficoltà, cercando al contempo di attribuire un senso alle cose e agli avvenimenti.
In altri casi prevale il timore  dell’altro, del diverso, insieme al sospetto, alla diffidenza, al fastidio e, con questi, alla successiva reazione di rifiuto quando non di disprezzo, di ostilità e addirittura di violenza.

Ma , più in generale, la collettività tende  all’evitamento del confronto  di talune realtà scomode  e dolorose, delle loro cause, delle responsabilità.

Stanley Cohen, nel suo libro Stati di negazione ha indagato a fondo il modo in cui singole persone e intere comunità evitano di confrontarsi con tali realtà mettendo in atto meccanismi di diniego consapevoli o inconsapevoli nel tentativo di rimuovere il dolore, di non essere costrette ad averci a che fare.“La nozione del diniego come normale (positivo, salutare, necessario, perfino benigno ed apprezzabile) è omeostatica: il diniego ci protegge da emozioni dolorose esattamente come girare fisicamente la testa o battere gli occhi protegge la retina da una luce intensa. La nostra preconscia valutazione di pericolo di una certa situazione comporta emozioni dolorose che pilotano il nostro interesse focale verso qualcosa d’altro. Ma quanto sono adattative le nostre manovre difensive? Se il paziente migliora diciamo che il diniego è salutare, se peggiora che era patologico”.
E ancora: “Le culture del diniego incoraggiano a chiudere collettivamente gli occhi, lasciando gli orrori indiscussi o normalizzati, come parte dei ritmi di vita quotidiani”.

Zygmunt Bauman  ci costringe a fare i conti con la realtà dei fatti, a prendere coscienza della storia, del  presente e dei suoi possibili sviluppi.
"Noi viviamo in una condizione che definisco di “diasporalizzazione”: i vostri nonni, i genitori dei vostri nonni sono migrati in massa, spesso in America Latina, perché essi non potevano sopravvivere qui. Adesso questo fenomeno continua, ma in altre direzioni: questa è l’unica differenza. La migrazione è un fenomeno che ha riguardato la “modernità” dalle sue origini ed è da essa imprescindibile. Perché la modernità produce “persone inutili”. Esistono due “industrie” della modernità che producono “persone inutili”: una è quella cosi detta della “costruzione dell’ordine”, dove ogni regola e sistema vengono costantemente rimpiazzati da nuovi sistemi e regole che producono esuberi, persone eccedenti. L’altra industria che produce “persone inutili” è quell’industria che noi chiamiamo “progresso economico” che consiste, fondamentalmente, nel ridurre costantemente la forza lavoro. E questo semplicemente produce persone inutili. E queste persone andranno dove c’è pane, promesse di pane e acqua potabile".

(tratto dall'intervista di Antonio Rossano a Zygmunt Bauman "La modernità produce immigrazione" - L'Espresso - 10 ottobre 2013)


Adrian PaciSislej Xhafa, entrambi emigranti ed artisti, utilizzando invece il linguaggio dell’espressione artistica, provano a dare visibilità alle “persone inutili”, agli invisibili. E al contempo, come sempre, danno voce al loro sentire mentre scuotono il nostro.



            ADRIAN PACI Home to go (2001) (plaster, marble, dust, tiles, rope, 165 x 90 x 120 cm)
             Foto © Roberto Marossi

         



       SISLEJ XHAFA, Barka, 2011 (shoes, glue,  700 x 230 x 80 cm) Nomas Foundation, Roma
       Foto © Amedeo Benestante



lunedì 1 giugno 2015

BUONE NOTIZIE

Le buone notizie non vengono stampate.
Le buone notizie le stampiamo noi.
Ne tiriamo un’edizione speciale ogni momento
e vorremmo che la leggessi.
La buona notizia è che sei vivo
e che l’albero di tiglio è ancora lì,
e svetta saldo nel rigido inverno.
La buona notizia è che hai splendidi occhi
che toccano il blu del cielo.
La buona notizia è che
il tuo bambino è lì davanti a te,
e che tu hai due braccia disponibili.
Abbracciarsi è possibile.
Si stampa solo ciò che non va.
Guarda ognuna delle nostre edizioni speciali:
noi offriamo tutto ciò che va.
Vogliamo che tu ne tragga beneficio
e che ci aiuti a proteggerle.
Lì, sul marciapiede, un fiore di tarassaco
ci offre il suo splendido sorriso
e canta la canzone dell’eternità.
Ascolta! Hai orecchie in grado di udirla.
China il capo. Ascoltala.
Lasciati dietro il tuo mondo di dolore
e di preoccupazioni
e sii libero.
L’ultima buona notizia è che puoi farlo.

Thich Nhat Hanh